L'idrologia
del terreno per l'ottimizzazione dell'irrigazione
Marcello Mastrorilli
(sintesi
del seminario tenuto presso Syngenta a Foggia il 13/12/01)
In
un comprensorio, per ottimizzare l'irrigazione occorre dapprima
delimitare aree costituite da suoli omogenei dal punto di vista della
riserva idrica.
Secondo
la buona pratica irrigua si interviene con l'irrigazione ogniqualvolta
si consuma una frazione della suddetta riserva.
Misure
di contenuto di acqua del terreno o modelli di evapotraspirazione di
complessità diversa possono essere utilizzati per stabilire il livello
della riserva idrica nel terreno.
Nell'ambito
del Programma Operativo Multiregionale (P.O.M.) 1994-1999 "Attività
di sostegno ai Servizi di Sviluppo per l'Agricoltura" - Misura 2
"Innovazioni tecnologiche e trasferimento dei risultati della
ricerca", per il progetto "Modelli di agricoltura sostenibile
per la pianura meridionale: gestione delle risorse idriche nelle pianure
irrigue", coordinato dal prof. Luigi Postiglione dell'Università
di Napoli, l'Istituto Sperimentale Agronomico ha svolto una indagine
in una zona della Capitanata, volta a determinare le caratteristiche
idrologiche dei terreni.

Sono
stati prelevati 100 campioni (secondo una griglia regolare, con maglia
di 1 km x 1 km) da una superficie di 10 000 ha, su ognuno dei quali è
stata determinata la granulometria (col metodo della pipetta), il punto
di appassimento e la capacità idrica di campo (col metodo delle piastre
di Richards) e, su campioni indisturbati, la densità apparente.
Nell'ipotesi
di una coltura di bietola a semina autunnale, la Riserva Facilmente
Utilizzabile (RFU) per uno strato di terreno di 70 cm è pari al 50%
della riserva idrica massima (calcolata in base alla differenza fra
capacità idrica di campo e punto di appassimento e alla densità
apparente).
Il
valore medio di RFU è 49,3 mm. Analizzando la mappa ottenuta con la
tecnica del kriging, si nota che RFU è molto variabile. Se si adottasse
una unica soglia per intervenire con l'irrigazione per tutta la zona
in esame, si correrebbe il rischio di irrigare in ritardo nelle zone con
terreni più sciolti (le aree gialle della mappa) e in anticipo nei
terreni più pesanti (zone colorate in blu). Nel primo caso la coltura
verrebbe sottoposta a stress e, nel secondo, si sprecherebbe acqua.

Se volessimo valorizzare la conoscenza
dell'idrologia del terreno e ottimizzare l'irrigazione, dovremmo
assegnare volumi di acqua differenziati a seconda della RFU di ciascuna
azienda agricola. Ad esempio prendiamo in considerazione le zone in cui
la RFU sia 42,5 mm in media.

Poichè questa suddivisione potrebbe
essere considerata troppo rigida (anche la natura dei terreni non fa i
salti), si può rifare la mappa (con la tecnica del kriging non
parametrico), specificando le isolinee di probabilità che le varie aree
abbiano valori inferiori a 40 mm di RFU.

Se
combiniamo le informazioni derivanti dalle due mappe precedenti, potremo
contare su una maggiore obiettività nel suddividere le aree
dell'intero comprensorio in aree omogenee dal punto di vista
idrologico.
Tra
i vari livelli di probabilità, consideriamo il livello del 70% come il
più accettabile (o uno dei possibili livelli). Nel caso specifico, si
dovrebbero assegnare 40 mm di acqua, oltre alle aziende che rientrano
all'interno della zona in colore già evidenziate in precedenza, anche
a quelle all'interno dell'isolinea del 70%.

Tenendo in considerazione questi
elementi, è possibile ipotizzare l'applicazione dell'irrigazione di
precisione che consente l'uso più oculato delle risorse idriche e,
senz'altro, un risparmio di acqua.